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"Luigi si nascondeva dietro il pianoforte"

I coniugi Gardin "Giusti tra le Nazioni": salvarono un bambino ebreo


Pietro ed Elisabetta Gardin salvarono la vita di Luigi Rovighi, bambino ebreo che viveva a Bolzano. Per questo gesto sono stati riconosciuti "Giusti tra le Nazioni". La loro storia viene raccontata dalla figlia della coppia,  Maria Luisa Gardin, che riceverà la medaglia di Yad Vashem.

 "Mio padre Pietro era un imprenditore molto intraprendente. Aveva deciso di aprire una fabbrica a Bolzano. In quel periodo c'erano delle agevolazioni e lui ha voluto approfittare dell'occasione per avviare un'impresa. Mio padre aveva aperto la fabbrica grazie al lavoro del signor Rovighi. Era un ingegnere molto in gamba e si era occupato di tutti i calcoli. Luigi era figlio dell'ingegnere. Erano gli anni della guerra,'42-'43, e i tedeschi in quel periodo prelevavano i padri di famiglia ebrei. Se non trovavano il padre, portavano via il primo figlio".


"Mia madre stava passeggiando per Bolzano quando ha incontrato la madre di Luigi: era disperata, aveva paura che le portassero via il figlio. Non ha esitato e con mio padre ha detto alla signora Rovighi che avrebbero nascosto loro Luigi. Lo hanno portato a Caerano, dove vivevano i miei nonni materni e dove anche io e mio fratello ci eravamo trasferiti per scampare alla guerra".


Quando Luigi è arrivato a Caerano era spaventato dato che durante il viaggio il camion dove era nascosto era stato fermato parecchie volte e aveva temuto di essere scoperto. Il padre di Maria Luisa non aveva spiegato loro niente, si era solo raccomandato di dire che quel bambino era un loro "cugino di  Mussolente". Luigi però di solito veniva tenuto nascosto in casa: mentre i due figli dei Gardin potevano giocare tranquillamente in giardino il piccolo Luigi si nascondeva dietro il pianoforte. Maria Luisa, ricordando la vicenda, dice: "Mi sento ancora in colpa per questo".


Luigi è rimasto in casa dei Gardin qualche mese, poi è stato rimandato dai suoi genitori.  I fratelli Gardin hanno ripreso i contatti con lui molti anni dopo grazie ad internet.

29 marzo 2012

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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nascosero nell'Istituto di Besozzo Superiore delle bambine ebree