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I mille giorni di Sarajevo

a vent'anni dall'assedio


Il 5 aprile 1992 i cecchini serbi colpiscono a morte due giovani donne che stanno manifestando per la pace sul ponte di Sarajevo. Il giorno dopo gli Stati uniti e l'Europa riconoscono l'indipendenza della Bosnia dalla Jugoslavia, la città viene bombardata per la prima volta dall'esercito che da un paio di mesi era dispiegato sulle colline attorno alla città: comincia un assedio che durerà più di mille giorni, causando oltre 11 mila morti e più di 50 mila feriti e mutilati. Questo è stato il più lungo assedio della storia.



Soltanto nell'estate del 1993 gli abitanti riuscirono a sfuggire all'assedio scavando un tunnel sotto all'aeroporto.  Osservatorio Balcani e Caucaso riporta che oggi la città ricorda quel periodo con il nuovo "Museo dell'assedio di Sarajevo – L'arte di vivere 1992-1996", nato anche dal gruppo FAMA, formato da giovani artisti sarajevesi conosciuti a livello internazionale per aver prodotto durante l'assedio l'incredibile ""Sarajevo Survival Guide: una vera guida sul modello Michelin, in cui le informazioni per i turisti erano adattate alla situazione di guerra.






IL MUSEO DELL'ASSEDIO


"Tutto il materiale che abbiamo raccolto in questi venti anni e quindi anche durante l'assedio, dai video alle testimonianze scritte e registrate, fino a documenti e reperti di ogni genere relativi al periodo 1992-1996, sono stati da noi catalogati per realizzare un progetto di museo virtuale in cui i visitatori possano conoscere come vivevano i cittadini di Sarajevo durante quegli anni", ha dichiarato Suada Kapić di FAMA in un'intervista rilasciata lo scorso 25 marzo a Peščanik.


"E' emerso che da un lato i cittadini di Sarajevo sono riusciti a dimostrare - nonostante il brutale e strategico terrore a cui sono stati sottoposti – che il Lavoro, la Creatività, l'Intelligenza, l'Umanità possono vivere anche in una situazione di inferno come quella dell'assedio. Dimostrando quindi che i cittadini avevano vinto" ha raccontato Suada Kapić. "Però sono emersi anche aspetti opposti: la perversione dei comportamenti, l'arroganza senza limiti, la totale mancanza di rispetto del prossimo, la facile manipolazione e l'assoluta assenza di visione della realtà. Quindi che ciò che era inconcepibile succedesse, è accaduto".


Nel museo le nuove tecnologie, l'interattività, saranno affiancate alla possibilità di toccare con mano gli oggetti di quel periodo storico. E, per tutti i visitatori, ci sarà la possibilità di farsi servire al bar i cibi "tipici" del periodo di assedio...


Lo scopo di questo nuovo museo è proporre un nuovo messaggio di speranza:  "Vogliamo rompere con la memoria della guerra strumentale alle divisioni del Paese" sottolinea Suada Kapić "trasferendo alle giovani generazioni dell'intera regione dei Balcani e del mondo una memoria collettiva che abbia come base il processo di riconciliazione". 

4 aprile 2012

Immagini dall'assedio

di Sarajevo

  • Una cucina durante l'assedio. I cecchini colpivano anche all'interno delle case, le persone trascorrevano il tempo e socializzavano soprattuto in cucina (Foto di Anosmia)

  • Dato che mancava l'elettricità, le persone avevano dovuto organizzarsi per cucinare il cibo (Foto di Anosmia)

  • Il tunnel (Foto di Sugarmelon.com)

  • Il tunnel (Foto di Herman Beun)

  • Sul cartello si legge "Attenzione cecchino" (Foto di Anosmia)

  • Il memoriale per i bambini uccisi (Foto di Anosmia)

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