English version | Cerca nel sito:

Primo processo per genocidio a Kigali

Mukagasana: "È un passo importante per le vittime"


Il Tribunale ONU per il Rwanda con sede in Tanzania per la prima volta ha deferito un giudizio ai magistrati di Kigali. Si tratta del processo a carico del pastore Jean-Bosco Uwunkindi, accusato di avere fatto uccidere i tutsi e gli hutu moderati che si erano rifugiati nella sua chiesa a Kanzenze, appena fuori la capitale rwandese. Sono stati finora ritrovati circa 2000 cadaveri

Uwunkindi era stato ufficialmente indagato nel 2001 e arrestato lo scorso anno mentre entrava in Uganda dal Congo. Fino a quel momento era stato uno degli 11 massimi ricercati dalla Corte di Arusha. 


La Corte penale internazionale per il Rwanda, istituita nel 1994 a genocidio appena concluso,  dovrebbe terminare il suo mandato nel 2014, quando i processi ancora in corso dovrebbero essere trasferiti ai giudici nazionali. Uwunkindi è accusato di essere uno dei massimi responsabili del genocidio che costò la vita a oltre un milione di tutsi e hutu moderati. 


L'infermiera rwandese Yolande Mukagasana, appena riconosciuta Giusta con una cerimonia pubblica al Giardino dei Giusti di Milano, ha dichiarato a Gariwo: "È la prima volta che un imputato per il genocidio del Rwanda viene giudicato dallo stesso Paese dove è stato commesso il genocidio. Questo è molto importante per le vittime. Attendiamo ancora il trasferimento degli archivi, che suscita delle forti resistenze, ma la lotta per la verità e la giustizia continua".

20 aprile 2012

Commenti

Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime.Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

leggi tutto

Scopri nella sezione

La storia

Ali Souad Bey

il funzionario turco che aiutò gli armeni durante il genocidio