Libertà (?) di stampa
un traguardo ancora da raggiungere

Oggi è la Giornata mondiale della libertà di stampa, istituita dall'Unesco nel 1993 per sensibilizzare su questo tema così delicato. Sono moltissimi infatti i giornalisti uccisi per aver cercato di fare bene il loro lavoro.
Nel Giardino dei Giusti di tutto il mondo ne ricordiamo due: Anna Politkovskaja, assassinata nel 2007 mentre stava rientrando a casa per i suoi reportage sulla Cecenia, e Hrant Dink, che in Turchia dal suo mensile bilingue Agos era una voce per il dialogo turco- armeno e dava spazio anche al tema del genocidio armeno.
Oggi la libertà di stampa è un diritto garantito solo per una persona su sei. Sono già 43 i reporter uccisi dall'inizio del 2012. Nel 2011 erano stati 102 e nel 2010 erano 101. Secondo un rapporto pubblicato dal Commitee to Protect Journalist (CPJ) L'Eritrea è il Paese dove c'è maggiore censura per i Media, seguito dalla Corea del Nord, dalla Siria e dall'Iran.
Secondo il Comitato in Eritrea sono permessi solo i media di stato, che operano sotto il controllo del Ministero dell'Informazione, dal Governo giungono indicazioni su come offrire la copertura giornalistica degli eventi.
Anche internet è sotto controllo:l'accesso al web è fornito solo grazie a un provider di stato ed è a disposizione di pochi: un piano per aumentare la connettività del Paese si è arenato con la Primavera araba.
Il Pakistan è uno dei Paesi più pericolosi al mondo: solo nel 2011 sono stati uccisi almeno 15 giornalisti. Il 17 gennaio di quest’anno Mukarram Aatif, giornalista di Dunya TV e di Radio Deewa, è stato assassinato dai talebani pachistani durante la preghiera della sera nella città di Shabqada, nei pressi di Peshawar.
In Sudan il governo spesso sequestra i giornali. Nell'Ex Unione Sovietica il dissenso viene soffocato e anche in Bielorussia le proteste post elettorali hanno posto i giornalisti nel mirino della repressione.
3 maggio 2012
Approfondimenti su Gariwo
- Il bavaglio sui blogger [articolo]
- dalla Siria alla Russia
Commenti
Libertà di espressione
contro il pensiero unico
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze, e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.











