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Buone notizie da Ragip!

dopo la liberazione scrive una lettera


L'editore Ragip Zarakoglu è stato messo in carcere per la sua battaglia in favore delle minoranze e del riconoscimento del genocidio armeno in Turchia.  Gariwo e moltissime altre Associazioni, insieme a tanti privati cittadini e anche al Comune di Milano, hanno protestato per la sua liberazione. 

Qualche settimana fa Ragip è stato liberato, in attesa del processo. L'editore ha scritto una lettera a tutti coloro che lo hanno sostenuto: 


"Durante le prime due settimane trascorse da quando sono stato rilasciato dal carcere sto cercando di riposarmi e di rimettermi in salute. Ora vi sto scrivendo una email generale per assicurarmi che tutti voi abbiate mie notizie in tempi brevi. In seguito comincerò velocemente a scrivere a ciascuno singolarmente.
Vorrei ringraziare tutti per le visite in carcere, per le cartoline e le lettere di sostegno. Apprezzo molto tutto quello che avete fatto per me. Ancora grazie per tutto quello che avete fatto. 
Un cordiale saluto, 
Ragip"

4 maggio 2012

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Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime.Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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La storia

Giacomo Gorrini

ruppe il silenzio per testimoniare la tragedia armena