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La Foresta dei Giusti a Milano

l'intervento di Claire Ly al Monte Stella


Claire Ly (foto inviataci da Claire Ly)

Claire Ly (foto inviataci da Claire Ly)

La Giusta e testimone del genocidio cambogiano Claire Ly ci ha inviato un ricordo della Giornata in onore dei Giusti tenutasi a Milano il 17 aprile. Nelle sue parole l'onore per aver rappresentato il suo Paese d'origine e la gratitudine per Gariwo e la sua lotta per ricordare le figure che si sono opposte moralmente ai genocidi e ai totalitarismi. 

"Oggi, 17 aprile 2012, in questo giardino dei Giusti di Milano mi mancano le parole per dirvi la mia riconoscenza. La mia gratitudine travalica la mia umile persona. È la voce di coloro che sono morti nel silenzio assordante.


La ringrazio, Signor Sindaco, e ringrazio i responsabili di Gariwo di far vivere la memoria di quei milioni di innocenti distrutti dalla follia dei loro simili.


L’albero e la pietra si uniscono per formare la simbologia di ogni lavoro sulla memoria. La pietra incisa ci dice che ogni crimine contro l’umanità è scritto per sempre nel nostro cuore. Il male ci segna profondamente. Ma il male non ha mai avuto l’ultima parola sulla vita. L’albero che noi piantiamo oggi rappresenta questa vita che cresce, fiorisce e dà il suo frutto!


Ogni lavoro sulla memoria dev’essere a immagine della pietra posata ai piedi dell’albero : la memoria incisa per sempre, la memoria che non nega, ma anche la memoria che conserva la distanza per lasciar crescere la vita!


Che questa fede nella vita abiti in ognuno noi per sempre!". 


Leggi tutto l'intervento nel box a fondo pagina. 



15 maggio 2012

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Testimoni di verità

per fermare i carnefici e difendere il futuro

Il ruolo del testimone nel corso di un genocidio è molto importante perchè permette di denunciare  il crimine in corso e di chiedere al mondo di arrestarlo.Lo fece già Armin Wegner all'inizio del secolo scorso, durante il genocidio degli armeni in Anatolia. Rimase inascoltato, come rimase inascoltato Jan Karski, messaggero della resistenza polacca a Londra e a Washington, che non riuscì a perdonarsi per il resto della vita di non aver potuto convincere "i potenti" della necessità di intervenire per fermare la Shoah.Entrambi, tuttavia, non si limitarono a chiedere l'intervento internazionale, ma sentirono il dovere di documentare la persecuzione. Divenne testimoni oltre il presente, per il futuro.Wegner scattò, con grave pericolo personale, centinaia di fotografie, unico documento esaustivo giunto fino a noi che permette di smentire ogni tentativo di negare il genocidio armeno e rende giustizia alle vittime.Karski volle verificare di persona, a rischio della vita, cosa succedeva nel Ghetto di Varsavia e nei lager nazisti in cui venivano deportati gli ebrei, per poterne testimoniare in modo irrefutabile, contro il disegno di occultare le prove dello sterminio.Gli scrittori, i poeti, gli intellettuali che osarono denunciare in Unione Sovietica il regime dispotico che toglieva la libertà e la dignità furono rinchiusi nei gulag, dove molti di loro morirono di fame e di stenti.

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