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Carcere e condanne a morte in Iran

Rapper e attivisti nel mirino dei fondamentalisti


Il cantante iraniano Shahin Najafi rischia la morte per aver scandito versi sul suo popolo "pronto a immolarsi con l'aiuto dell'imam per risolvere problemi come gli squallidi slogan e i tappetini da preghiera made in China".  

La sua ultima canzone, Naghi, prende il nome di un santo islamico caro agli sciiti e tocca temi molto sensibili, ma il rapper ha dichiarato a un giornale tedesco che non si aspettava che contro di lui fosse emessa una fatwa, sia pure "da un imam privo di potere politico", e che un anonimo magnate di un Paese del Golfo offrisse  una taglia di 100 mila dollari a chi lo uccida. 


Tra arte e diritti umani


Grave anche la situazione degli attivisti per i diritti umani. La giornalista e vicedirettrice del Centro iraniano per la difesa dei diritti umani Narges Mohammadi è stata condannata a sei anni di prigione e incarcerata il 21 aprile scorso per il solo crimine di essersi battuta per la democrazia. La Fondazione Alexander Langer in collaborazione con l'artista Parastou Fourouhar ha lanciato una mobilitazione a favore della donna, innocente e madre di due bambini in tenera età.


Narges è diventata dissidente nel 2001 per protestare contro le condizioni del marito Taghi Ramani, detenuto politico. Nel 2008 fonda il Consiglio nazionale per la pace in Iran con il quale si oppone a ogni logica militare o terroristica. Dal 2009 è stretta collaboratrice del Premio Nobel Shirin Ebadi


Liberate Narges Mohammadi!


Dal carcere la Mohammadi ha lanciato un grido disperato: "Non sono una criminale, non ho peccati da farmi perdonare!". Per firmare l'appello per la sua liberazione lanciato da Alexander Langer Stiftung, Amnesty International e numerose altre associazioni di tutela dei diritti umani cliccare qui

16 maggio 2012

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Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

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