Giornalista ucciso in Messico
gli assassini dei reporter non si fermano

Il giornalista messicano Marco Antonio Ávila García, 39 anni, è stato rapito, torturato e ucciso. Il suo corpo è stato rinvenuto qualche giorno fa, lo scorso 18 maggio.
Il cadavere era infilato in un sacco di plastica e abbandonato a lato di una superstrada vicino al porto di Guaymas, a un centinaio di km da Ciudad Obregon, da cui era stato rapito il giorno precedente, mentre si trovava in un autolavaggio. Secondo alcuni testimoni - come riferisce Reporter Senza Frontiere - alcuni uomini hanno domandato se si trattasse proprio del giornalista e poi lo hanno caricato su un furgone. Il giornalista sarebbe morto strangolato, accanto è stata trovata una nota firmata da un cartello della droga.
Da quindici anni Marco Antonio Ávila Garcia si occupava di fatti di cronaca per i quotidiani El Regional de Sonora e Diario Sonora de la Tarde. Recentemente aveva pubblicato alcune note su alcune operazioni anti-narcotraffico portate a termine proprio a Ciudad Obregon.
Avila è il quinto giornalista ucciso in un mese per ragioni molto probabilmente connesse al suo lavoro. Questo clima di violenza si verifica a ridosso delle elezioni presidenziali, fissate per il prossimo 1 luglio.
- Tag:
- giornalisti
23 maggio 2012
Approfondimenti su Gariwo
- Siamo tutti Hrant Dink [articolo]
- la libertà di stampa negata
Commenti
Libertà di espressione
contro il pensiero unico
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze, e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.











