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"Ricordare è una necessità per tutti i popoli"

Gianfranco Fini e la Giornata europea dei Giusti


Foto d ROberto

Foto d ROberto

Il Presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini si congratula per l'approvazione della Giornata dei Giusti europea con una lettera inviata a Gabriele Nissim che riportiamo qui: 

Gentile Presidente, 


Ho ricevuto la Sua gradita lettera con al quale ha inteso informarmi dell'importante Dichiarazione del Parlamentp europeo sul sostegno all'istituzione di una Giornata europea in memoria dei Giusti per commemorare, il 6 marzo, "coloro che si sono opposti con responsabilità individuale ai crimini contro l'umanità e ai totalitarismi".


Apprezzo vivamente questa importante iniziativa, considerandola un risultato altamente significativo che contribuisce a conservare la memoria di quali tremende sofferenze ed inenarrabili tragedie la cultura del razzismo e del pregiudizio sia stata in grado di generare.


Essere pienamente consapevoli del valore di questa Memoria è una necessità per tutti i popoli che aspirino ad un futuro in cui prevalgano sempre le ragioni della democrazia, della libertà e della giustizia.


Le Istituzioni hanno il dovere di vigilare con costante incisività affinché non riaffiorino vecchi e nuovi sussulti di intolleranza, impegnandosi a consegnare ai giovani una società in cui sia pienamente garantito il diritto di esprimere il proprio pensiero, di professare il proprio credo religioso e di essere tutelati nella propria identità. 


Nel ringraziare Lei e gli altri cofirmatari della lettera - gli eurodeputati Gabriele Albertini, Niccolò Rinaldi e David-Maria Sassoli  - della cortese attenzione rivoltami, desidero inviarLe i miei saluti più sentiti e cordiali. 


Nel box a fondo pagina il documento originale

Gianfranco Fini

30 maggio 2012

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Dialogo e riconciliazione

tra vittime e persecutori sono i Giusti a parlare al futuro

Nel tessuto sociale lacerato di un Paese in cui è stato perpetrato un genocidio o altri crimini contro l'Umanità, è molto difficile, anche a distanza di anni, la ripresa di un dialogo per ricucire gli strappi e ricostruire una trama di convivenza civile tra chi appartiene al campo delle vittime - come i sopravvissuti o i familiari o i rifugiati e i loro eredi- e chi a quello dei persecutori, dei complici o degli indifferenti. A cui si aggiunge il ruolo primario dello Stato, dei suoi funzionari e governanti, che spesso cercano di negare l'accaduto e rifiutano di assumersi le responsabilità - pur evidenti - dei massacri. Solo la capacità di reazione e di ascolto di chi non si è piegato all'omologazione dei comportamenti nel gruppo dei persecutori e ha rifiutato di adeguarsi a condotte che la coscienza non approva, può garantire la ripresa di una comunicazione tra le parti che sappia coniugare l'esigenza della verità e l'assunzione di responsabilità con l'apertura al futuro e  a una comune progettualità. 
I Giusti sono gli unici ad avere le carte in regola per farlo.

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