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Gli internauti cinesi sfidano il regime

chiedono giustizia per Li Wangyang


Il dissidente è morto in circostanze misteriose il 6 giugno dopo oltre vent'anni di detenzione. Era stato incarcerato per aver partecipato alle manifestazioni di Piazza Tienanmen nel 1989. I familiari sono stati avvisati che il suo corpo pendeva dalle finestre dell'ospedale dove era ricoverato per problemi cardiaci e diabete imputabili alle sevizie subite in prigione. 

Nonostante i rischi per chi protesta siano alti, la reazione dei cinesi sui social network non si è fatta attendere. È iniziata una protesta sia contro le morti in carcere, sia contro il pugno duro del regime comunista contro persone ancora in carcere dai fatti di Piazza Tienanmen. 


Gli appelli dei dissidenti


I dissidenti Xia Yelang, Bei Feng, esiliato a Hong Kong, e Wu Renhua, espatriato negli USA, hanno lanciato una petizione  firmata da oltre 2.700 navigatori per "un'inchiesta credibile sulla morte di Li Wangyang". 


Il dissidente Hu Jia, rilasciato nel 2011 dopo 4 anni di carcere, ha consigliato agli oppositori a rischi  di arresto di depositare da un notaio una nota che specifichi l'assenza di volontà suicide. "Perché in questo Paese non manca chi si è fatto suicidare", ha spiegato. 


La polizia sotto accusa


Il sito Global Voices riporta la testimonianza dell'utente Twitter Tufuwugan: "Li Wangyang, quell'omaccione solido che era sopravvissuto a 21 anni di prigione, è morto per cause non naturali in un ospedale sotto il controllo di 10 poliziotti. In più era sordo e cieco e non era libero nei suoi movimenti. La sua morte dipende interamente da coloro che limitavano la sua libertà. Li Wangyang era un cittadino libero; chi gli ha negato la libertà è un assassino. Il fatto di proibire alla sua famiglia e ai suoi amici di esaminare il corpo, portandolo via rapidamente, è una prova della loro colpevolezza". 

11 giugno 2012

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