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"Ogni prigioniero politico in carcere è un prigioniero di troppo"

Aung San Suu Kyi ritira il Nobel per la Pace 21 anni dopo


La leader dell'opposizione birmana Aung  San Suu Kyi ha dovuto attendere 21 anni prima di poter accettare formalmente  il Premio Nobel per la pace. Si è presentata a Oslo pallida ed emozionata. avvolta da un abito tradizionale birmano viola, e ha ricordato: "Nel 1991 - quando le è stato assegnato l'importante riconoscimento  "ho sentito la notizia alla radio, e mi è sembrata completamente irreale. Ma il premio ha contribuito a focalizzare l’attenzione del mondo sulla lotta per la democrazia e per i diritti umani che si svolgeva in Birmania... Mi ha fatto capire che non saremmo stati dimenticati".

 Aung  San Suu Kyi  ha presentato la situazione della Birmania, che sta attraversando una delicata fase di transizione: nel 2011 si sono tenute le prime elezioni libere dopo 20 anni.


"Non bisogna però dimenticare che in Birmania rimangono ancora molti prigionieri politici", ha ricordato. "Il pericolo è che vengano dimenticati perché i più famosi sono stati rilasciati, e nessuno si preoccuperà più di quelli che rimangono, gli sconosciuti. Ogni prigioniero per reati di opinione è un prigioniero di troppo".


18 giugno 2012

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Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

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