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Il sistema dei "gacaca" giunge a scadenza

Il Rwanda chiude le corti popolari


Il 18 giugno è terminata ufficialmente l'attività dei tribunali locali rwandesi istituiti nel 2001 per giudicare i responsabili del genocidio del 1994. Inizialmente la chiusura era prevista per il 2007, ma sono emersi nuovi casi, ci sono stati ricorsi nei processi pendenti e alcuni casi si sono rivelati particolarmente complessi. 

Per il Presidente del Rwanda Paul Kagame c'è oggi la prova che il Rwanda sa badare ai suoi affari interni e giudiziari in autonomia. Il sistema dei tribunali popolari o gacaca si basava essenzialmente sulle ammissioni dei colpevoli, che permettevano di ricostruire la dinamica delle uccisioni. 


Perpetrato nell'arco di 100 giorni, il genocidio del Rwanda fece più di 800 mila morti. Le gacaca avevano lo scopo di favorire la riconciliazione, ma sono state accusate dalle associazioni per la difesa dei diritti umani di gravi violazioni e mancato rispetto del diritto internazionale sullo status dei prigionieri. 


Kagame ha riconosciuto che il sistema ha avuto "le sue imperfezioni", ma secondo il giornale francese Le Monde la sua istituzione ha anche permesso di ridurre la popolazione carceraria, effettuare dei processi rapidi con ampia partecipazione popolare a un costo inferiore di quello dei procedimenti presso la Corte internazionale con sede ad Arusha e chiarire meglio i fatti del '94.  

19 giugno 2012

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lo sterminio dei tutsi e degli hutu moderati

Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Rwanda, piccolo Stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu.
La regione Rwanda-Burundi, esplorata a fine ‘800 dai tedeschi, viene affidata con mandato della Società delle Nazioni, nel 1924, al Belgio. Forti delle teorie fisiognomiche ottocentesche, i belgi si appoggiano, nello sfruttamento coloniale, all’etnia tutsi, che si era conquistata la corona intorno al XVI secolo, unificando il Paese e instaurando un regime monarchico di tipo feudale, sottomettendo gli hutu e i twa. Nel 1933 i belgi inseriranno l’etnia di appartenenza (hutu e tutsi)  sui documenti di identità ruandesi.

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