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La strage di Cavriglia

per non dimenticare


Cavriglia, Arezzo (foto da toscanaviva.com)

Cavriglia, Arezzo (foto da toscanaviva.com)

Sono state oltre 400 le stragi naziste in Italia dopo l'8 settembre 1943 e molte, ancora oggi, restano sconosciute ai più.
Il 4 luglio del 1944 le truppe tedesche della divisione Hermann Göring rastrellano, mitragliano e bruciano 191 maschi tra i quattordici e gli ottantacinque anni nei paesi del comune di Cavriglia, in Valdarno.

Alla fine del mese di giugno, molte unità specializzate nella lotta alla resistenza partigiana si concentrano nella provincia di Arezzo per fronteggiare l'avanzata degli alleati e contrastare, con l'aiuto di fascisti locali, le numerose azioni di sabotaggio compiute dai partigiani. Il 29 giugno, durante l'interrogatorio a un prigioniero, i tedeschi appurano i nomi dei partigiani di Meleto e Castelnuovo dei Sabbioni. Il 4 luglio ha inizio la rappresaglia. I soldati agiscono ovunque con la stessa modalità: assaltano le case, fanno allontanare le donne e i bambini, rastrellano gli uomini e, dopo averli fucilati, ammucchiano i corpi per darli alle fiamme con gli oggetti e i mobili presi dalle case. Alla fine della rappresaglia si contano 93 morti a Meleto Valdarno, 73 a Castelnuovo dei Sabbioni, 4 a San Martino, 2 a Massa Sabbioni, 11 a Le Matole.

Fino a poco tempo fa, quasi nulla si è saputo sulle cause e sui veri responsabili dell'eccidio. Solo di recente, grazie all'inchiesta condotta nei luoghi della strage dallo Special Investigation Branch inglese tra il 1944 ed il 1945, il ricercatore dell'università di Firenze Filippo Boni ha potuto ricostruire la storia di quei massacri nel libro "Colpire la comunità. 4-11 luglio 1944: le stragi naziste a Cavriglia". La consultazione dei documenti dello Special investigation Branch, desecretati negli anni novanta, e il racconto di Emilio Polverini, figlio di una delle vittime, sono stati determinanti per l'analisi storico - scientifica di Boni sui fatti di Cavriglia.

Nel 2004, i registi Fabrizio Bonci e Caterina Scala hanno ricostruito la strage di Castelnuovo dei Sabbioni nel film documentario "Il mondo morto"





4 luglio 2012

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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