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Histoire des Justes de France


Patrick Cabanel
Armand Colin editore, Francia, 2012

Il testo è un contributo importante in un Paese dove non esiste, spiega l’autore, un dizionario biografico dei Giusti quale l’avrebbe voluto Moshe Bejski. Lo storico non manca di arricchire la narrazione con una serie di strumenti critici e storiografici imprescindibili: prima di tutto la preferenza accordata alle entità collettive (i Giusti, Yad Vashem, non il singolo resistente morale o giudice); inoltre la passione per i documenti scritti, talvolta lasciati in modo forse imprudente da coloro che cercavano di tenere traccia dei salvataggi, talora appartenenti a epistolari del dopoguerra tra i Giusti e i loro salvati. In generale Cabanel propugna un “metodo scientifico” contrapposto all’influsso dell’ideologia e della politica che egli avverte in troppe decisioni del Memoriale israeliano della Shoah. “Una procedura scientifica portata avanti da storici”, sostiene il professore, “eliminerebbe in larga parte la componente di aleatorietà, di perdita e di oblio” delle vicende dei Giusti. L’autore ricorda anche esplicitamente “il monopolio” di Yad Vashem e la sua “intransigenza”.
Giusti di Francia e Giusti “in” FranciaIl 1° gennaio 2011 i Giusti d’Oltralpe riconosciuti da Yad Vashem erano 3.331 (3.376 integrando la cifra dei Justes en France, ovvero gli stranieri che effettuarono le loro azioni coraggiose sul suolo francese, come ad esempio il console del Portogallo a Tolosa Aristides de Sousa Mendes). Tra essi ha una certa preponderanza l’elemento religioso cristiano – cattolico e soprattutto protestante. Pare che a differenza che in Germania, dove Hitler aveva fatto ripubblicare nel 1938 il libello di Martin Lutero “Contro gli ebrei e le loro bugie” per i suoi fini politici, i protestanti francesi fossero più sensibili al loro passato di “ugonotti” che li rendeva ai loro occhi vicini ai perseguitati degli anni ’40 e destava in loro il desiderio di aiutare gli ebrei. E’ il caso della Cimade, l’organizzazione che operò a Chambon-sur-Lignon salvando numerosi bambini. Giusti e ResistenzaMolti Giusti francesi sono poi “militanti”, legati cioè alla Resistenza. Una parte dei Giusti, che sono stati onorati fin dall’immediato dopoguerra in Francia, ha salvato bambini. Questo importante gesto Cabanel lo analizza criticamente, svelandone al lettore tutta la drammaticità e la complessità. Vi sono testimonianze di Giusti soccorritori di bambini che, al termine della guerra, consideravano i minori salvati come dei figli, e non volevano separarsene. Le organizzazioni ebraiche tentavano di ricongiungerli alle loro famiglie o inviarli in Palestina, ma spesso dovevano scontrarsi con le gerarchie soprattutto cattoliche che volevano far rimanere nelle famiglie cristiane i bambini che erano stati battezzati. Questa trattazione secondo me è utilissima per avere un’idea veramente chiara dell’immensa difficoltà in cui operarono i Giusti, anche quando non rispettano tutti i criteri di Yad Vashem – ad esempio non riescono a salvare nessuno, ma compiono degli atti di vero altruismo come offrire del ristoro a deportati ebrei nei lager. E’ questo il caso di alcuni Giusti comunisti, troppo spesso, denuncia l’autore, o collegati acriticamente al “partito dei fucilati” venerato con fin troppa prosopopea per una buona parte del dopoguerra,  o al contrario sviliti come gruppo dalla nuova consapevolezza dei crimini del comunismo dove fu al potere. Sarebbe il caso, evidenzia questo libro, di valorizzare il valore individuale di chi concretamente ha soccorso gli altri perseguitati. Giusti per la République e Giusti per Yad Vashem L’ultima caratteristica saliente dei Giusti francesi tra quelle che forse sono meno note ai lettori italiani e che mi pare doveroso ricordare è che la memoria di queste figure ebbe un doppio rilievo: quello interno francese e quello di Yad Vashem. Nei capitoli riguardanti questo ente salta agli occhi che solo Moshe Landau viene presentato nella sua invidualità, mentre di Moshe Bejski, il grande artefice del Giardino dei Giusti di Gerusalemme, viene detto poco. Cabanel lo cita a pagina 49 a proposito delle diverse teorie sul background dei Giusti: secondo lui il ceto sociale avrebbe giocato un ruolo preponderante nella formazione delle figure morali di cui tratta il libro, con  particolare riguardo al ceto operaio berlinese. Secondo Cabanel invece i Giusti sono delle più varie estrazioni sociali. A pagina 62 si parla del progetto di Enciclopedia dei Giusti di Moshe Bejski. Infine, alle pagine 330 e 337 che fanno parte della sezione dedicata alle Note, si legge che Cabanel ha utilizzato come fonte per questa trattazione il libro di Gabriele Nissim “Il Tribunale del Bene”.I Giusti e Gariwo proiettati nell’attualità“Histoire des Justes de France” è un testo accurato, talvolta polemico, ma sempre con cognizione di causa, e offre una grande quantità di spunti sul tema dei Giusti e sulla storia dei nostri vicini francesi. Si conclude ricordando che molti dei Giusti “militanti” sono confluiti in vari movimenti per esempio durante la Guerra d’Algeria, la crisi indocinese o l’attuale dramma dell’immigrazione clandestina, come a proseguire i loro gesti generosi anche nel dopoguerra. Naturalmente a questo proposito Cabanel ricorda che i paragoni con la seconda guerra mondiale sono spesso fuorvianti, perché in molte situazioni attuali non si va completamente al di fuori dalla legge e non si corrono gli stessi rischi che hanno corso i Giusti ad aiutare le altre persone. Inoltre ad esempio l’espulsione dei clandestini, per quanto dolorosa e spesso ingiusta, non si può paragonare senza un minimo di senso critico alle deportazioni naziste. Il contesto della guerra israelo-palestinese di cui si sono occupati in tarda età alcuni Giusti come l’abate Glasberg non vede un rapporto di forze tra le parti in lotta pari a quello che fu in essere tra nazisti ed ebrei.Accanto ai Giusti “militanti” il libro tratta dei Giusti “non militanti”, quelli ordinari, che hanno subito dopo la guerra un triste e anonimo ritorno alla normalità, e che sono quelli che più interessano a Gariwo. Il Cabanel si ricollega anche all’associazione internazionale fondata a Milano da Gabriele Nissim, Pietro Kuciukian e Svetlana Broz. pet sottolineare che grazie alla valorizzazione dei Giusti il mondo può contare anche per il futuro su quei valori che hanno dato vita a un nocciolo di umanesimo e di universalismo anche quando la cultura europea era lacerata dall’odio e dal pregiudizio.   
  

Carolina Figini, Redazione Gariwo

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