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Conferenza sulla Shoah in Marocco

è la prima non negazionista nel mondo islamico


Foto di ד"ר אבישי טייכר

Foto di ד"ר אבישי טייכר

Mentre Ahmadinejad continua a indignare il mondo con le sue prese di posizione negazioniste, un incontro organizzato da uno studente marocchino raccoglie gli elogi di Mosaico e del New York Times,

Elmehdi Boudra, così si chiama il giovane iscritto all'Università Al Akhawayn, ha invitato alla conferenza studiosi e sopravvissuti dell'Olocausto, ebrei e musulmani. Ha anche affrontato la questione se il re del Marocco Mohammed V, che resisté all'occupazione delle forze di Vichy, fosse un Giusto.

A differenza di molti altri Paesi islamici, il Marocco accetta le prove dello sterminio degli ebrei nel '900. Boudra, di fede islamica, ha personalmente collaborato con il ricercatore Simon Levy a sviluppare l'analisi di materiale storico e letterario, tra cui Se questo è un uomo di Primo Levi. Il New York Times ha ricordato che questa conferenza è stata organizzata prima dello scoppio della Primavera araba ed è un segnale positivo nella battaglia contro il negazionismo.

In Marocco la prima conferenza del mondo arabo sulla Shoah, della Redazione di Mosaico, 26 settembre 2011
Distinctive mission for Muslims' conference: remembering the Holocaust (Una conferenza tenuta da musulmani ha una missione precisa: ricordare la Shoah, di Semuel G. Freedman, The New York Times, 23 settembre 2011

27 settembre 2011

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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