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Perché Miss Olocausto?

una risposta possibile


Il grande neurochirurgo Jerzy Szapiro, sopravvissuto miracolosamente nel ghetto di Varsavia e diventato poi un protagonista della resistenza morale all’antisemitismo comunista, mi raccontò nel 1989, quando stavo scrivendo il libro “ Ebrei invisibili”, una storia che lo aveva profondamente emozionato.

Subito dopo la fine della guerra aveva incontrato una donna ebrea radiosa e piena di vita che era riuscita con mille sotterfugi a sfuggire alle maglie dei carnefici nazisti.

“Ho deciso di indossare il vestito più bello, di curare la mia immagine estetica, perché mi aspetto di essere festeggiata come una star del cinema. Ho vinto la mia battaglia contro i carnefici e mi aspetto ora di essere onorata dalla società polacca.”
Szapiro rimase sconcertato. Come era possibile sorridere ed essere felici dopo quanto era successo? Tre milioni di ebrei polacchi erano scomparsi e quella donna si aspettava di finire su una passerella come un’attrice di Hollywood.

Poi nel corso degli anni il neurochirurgo ci ripensò.

Quella donna aveva ragione dal suo punto di vista. Aveva resistito di fronte alla più terribile delle umiliazioni che possa capitare ad un essere umano. Si sentiva per questo un’eroina e voleva celebrare con la sua bellezza ritrovata il ritorno alla vita.

Purtroppo in quegli anni in Polonia gli ebrei sopravvissuti vennero guardati con sospetto, accusati di essere una quinta colonna del comunismo che stava avvinghiando il Paese in una nuova dittatura. Ai polacchi non piaceva ricordare la loro indifferenza per la sorte degli ebrei e dunque la costruzione di nuovi stereotipi antisemiti permetteva di mettere un velo sulle loro responsabilità.

Quella donna rimase così sola con le sue aspettative e il suo vestito rimase nell’armadio in attesa di una festa che non venne mai celebrata.

A distanza di quasi settanta anni una festa molto particolare si è tenuta a Haifa, in Israele.  Hanno eletto, in un concorso che ha suscitato mille polemiche, Miss Olocausto. Vi hanno con entusiasmo partecipato 300 donne dai 74 ai 97 anni.
Una di loro ha così spiegato la sua partecipazione. “Ho avuto il privilegio di mostrare al mondo che, nonostante il tentativo folle di Hitler di sterminarci tutti, sono ancora viva. Posso dunque ancora, grazie a Dio, gioire della vita.”
Il suo nome è Esther Libber, un’ebrea polacca di 74 anni che da bambina riuscì a nascondersi in una foresta e fu salvata da una donna polacca dopo avere perso i suoi genitori morti ad Auschwitz.
Assomiglia molto alla donna conosciuta da Szapiro.

Dopo tanti anni ha voluto festeggiare in questo modo il suo ritorno alla vita. Nonostante tutto ha potuto riprendere una vita normale. A suo modo ha sconfitto Hitler e si sente orgogliosa.
Non tutti la pensano come lei in Israele e nel mondo. Miss Olocausto per alcuni è una celebrazione macabra che banalizza la Shoah.

Per altri invece è una vittoria contro il destino.

Nella lettera "immaginaria" di sua madre, che sta per essere deportata, c'è un'ultima frase che Vassilij Grossman riporta in "Vita e destino": “Vivi, vivi per sempre...”, cioè trasmetti la vita.

Per le partecipanti al concorso vivere normalmente ha significato esprimere la loro resistenza. E a ottanta anni lo fanno in questo strano modo che ci può sembrare incomprensibile.

Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo, la foresta dei Giusti

11 luglio 2012

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Memoria

ricordare il passato per costruire il futuro

Il Comitato internazionale I Giusti per gli armeni. La Memoria è il futuro fondato da Piero Kuciukian per commemorare chi si è impegnato contro il genocidio del 1915, focalizza sin dal titolo la funzione del ricordo, che non è un nostalgico voltarsi indietro nella Storia, ma un ben più corposo dare un senso al passato per costruire un futuro che non ne ripeta gli errori. 
La memoria ha tanti risolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza dei pericoli o delle opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali innescano. L'esperienza dei genocidi del Novecento, il fenomeno dei totalitarismi, sfociati in una devastante guerra mondiale, gli equilibri della guerra fredda, ci forniscono indizi molto precisi sulle pretese di egemonia geopolitica e sulle derive umanitarie da evitare; mentre l'esempio dei Giusti, il loro variegato impegno a favore dei perseguitati, la richiesta di libertà, l'autonomia di pensiero e l'istanza di difesa della dignità umana, sono altrettanti referenti da assumere per evitare le trappole dell'arroganza, della negazione della verità, del rifiuto della diversità, della chiusura all'altro, della decisione unilaterale.

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