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Antonin Kalina nominato Giusto fra le nazioni

salvò 1000 bambini a Buchenwald


L'11 luglio a Tel Aviv è stato proiettato il film Kinderblock 66: Return to Buchenwald.  Nello stesso giorno è stato assegnato postumamente il titolo di Giusto tra le nazioni al comunista ceco Antonin Kalina, che durante la deportazione a Buchenwald riconobbe e tutelò le esigenze dei minori. 

Buchenwald era uno dei più grossi campi di sterminio nazisti. Vi giungevano gli ebrei che non erano ancora stati assassinati verso la fine della seconda guerra mondiale. Molti di loro erano bambini, rimasti ormai orfani dei genitori eliminati nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau o uccisi nei ghetti della Polonia e dell'Ungheria.


"I minori erano così tanti che i deportati politici che gestivano la quotidianità del campo decisero di stabilire un nuovo blocco per minori, il 'Blocco 66'", spiega il sito della Raoul Wallenberg Foundation che sponsorizza la distribuzione del film su questa esperienza. L'area era così terrificante e infetta che i nazisti raramente vi mettevano piede. 


Il comandante del blocco era Antonin Kalina, assistito dal suo vice Gustav Schiller, un ebreo polacco che lottò per tenere al riparo i bambini. L'11 aprile 1945 Buchenwald fu liberato. Sopravvissero quasi 1000 bambini. Dopo la guerra Kalina scomparve dietro la Cortina di Ferro e nessuno nella Cecoslovacchia o negli altri Stati comunisti riconobbe il suo comportamento coraggioso. 


Il film Kinderblock 66 segue la vicenda dei bambini sopravvissuti tra Buchenwald, l'Europa, Israele e gli USA. 


12 luglio 2012

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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Intervista a Pierantonio Costa

dal blog di Beppe Grillo, in collegamento via Skype da Kigali

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Domenico Amato

l'appuntato della Guardia di Finanza che fece espatriare in Svizzera gli ebrei e fu deportato