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"I Giusti diventano universali'

inchiesta del giornale francese 'Pèlerin'


Il 22 luglio è il giorno in cui la Francia ricorda i crimini fascisti dello Stato e i Giusti che vi hanno opposto resistenza. Per questa importante occasione il giornale francese Pèlerin ha intervistato Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo e promotore dell'appello per l'istituzione della Giornata europea dei Giusti. Nel colloquio con la giornalista francese Sophie Laurant, Nissim ha articolato il concetto di "Giusto" e spiegato le ragioni per cui, con la sua iniziativa al Parlamento europeo, ha voluto rendere universale questo concetto estendendolo a tutti i genocidi e crimini contro l'umanità. 

I Giusti universali"
"Attenzione! I Giusti non hanno la vocazione al martirio, non sono dei santi! Anche furfanti e fascisti, come l'industriale Oskar Schindler, hanno salvato degli ebrei - ha spiegato Nissim - Ma tutti 'sentono' che non avrebbero più rispetto per se stessi, né potrebbero provare ancora gioia se non facessero qualcosa per aiutare l'altro". E sulla natura universale del concetto di Giusto, Nissim prosegue: "Ci sono sempre stati e ce ne saranno sempre, ogni volta che la dignità umana sarà calpestata da un sistema totalitario". (Negli approfondimenti il pdf dell'articolo)

I Giusti ci ricordano che siamo liberi
Pèlerin ha interpellato anche il filosofo Christophe Bouton, professore di filosofia all'Università de Bordeaux III, membro dell'Istituto Universitario di Francia.Il professore di Bordeaux concorda con Nissim nel ritenere che il Giusto ha un coraggio straordinario pur essendo un uomo ordinario. Non si tratta di un eroe, né di un santo, né di una persona impulsiva che si fa trascinare dall’impressione che gli desta il dolore dell’altro. Aiuta il perseguitato, invece, dopo avere affrontato un profondo dilemma morale nonché un contrasto tra le leggi ingiuste dello Stato e il sentimento della propria libertà, dignità e felicità. Ricordare i Giusti giova anche alla democrazia, considerando che richiama i governanti al rispetto delle leggi e, in caso contrario, riconosce un diritto dei cittadini a resistere, contro le violazioni dei diritti fondamentali costituzionalmente tutelati. Bouton fa l'esempio dei soldati, che rispondono all’ordinamento militare anche all’interno di una democrazia. Secondo Lévinas, ricorda il filosofo, il Giusto in sintesi è l’uomo che attua una forma di etica elevata, in una situazione tale in cui “può morire (per l’altro), ma non può uccidere”. In ciò risiede il senso della resistenza qualificata di “morale” invece che di “politica” o “militante”.

Leggi l'intervista di Christophe Bouton qui

18 luglio 2012

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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