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Il paradosso bulgaro

l'attentato agli israeliani nel Paese che ha salvato gli ebrei


Attentato a Burgas, Bulgaria

Attentato a Burgas, Bulgaria

È paradossale che l'attacco di ieri contro i turisti israeliani abbia avuto luogo nel Paese, la Bulgaria, che fino al termine della seconda guerra mondiale ha impedito che migliaia di ebrei bulgari fossero deportati nei campi di concentramento. 
Il legame tra gli ebrei e i bulgari ha rappresentato un caso unico in Europa. Unica ed emblematica è anche la storia di Dimitar Peshev, scoperta e raccontata da Gabriele Nissim ne L'uomo che fermò Hitler (ed. Mondadori).


"Era un democratico, eppure partecipò attivamente a un governo antidemocratico. Era un liberale, eppure appoggiò un regime intollerante, completamente diverso da quello che aveva immaginato in gioventù". Un personaggio complesso Peshev che, nel 1943, già vicepresidente del Parlamento bulgaro, costrinse il governo a ordinare che i treni per Asuchwitz non partissero, salvando così 48.000 ebrei bulgari dalla deportazione
Era stato un vecchio amico d'infanzia, l'ebreo Jako Baruch, ad aprirgli gli occhi sulle vere intenzioni del governo e su quanto accadeva anche nella sua città, Kjustendil, dove erano pronte le operazioni per la deportazione di migliaia di ebrei. Baruch aveva ricordato a Peshev l'antico legame con gli amici e i concittadini ebrei ora in pericolo. 


Fino all'avvento del nazismo, infatti, "in Bulgaria era assolutamente normale che una donna non più in grado di allattare scegliesse un'ebrea come balia per il proprio figlio [...] che ogni festa bulgara fosse una festa anche per gli ebrei". Anche Dimitar Peshev, che abitava nel quartiere 'ebraico' della città, era stato allattato dalla madre di Baruch, partecipava con la famiglia alla cena di Pesach a casa degli amici ebrei...


Gli ebrei, dunque, non solo non erano considerati una minaccia, ma nessuno nutriva il minimo sospetto sulla sincerità del loro sentimento nei confronti della patria bulgara. "Anche se episodi di antisemitismo non erano mancati, si era sempre trattato di un fenomeno marginale, che non aveva mai preso piede nell'intellighenzia e nel senso comune di una società che aveva tradizioni multietniche, era cresciuta in comunione con armeni, greci e zingari, e non aveva mai coltivato l'inveterato pregiudizio antiebraico, come era avvenuto invece nel Reich".


La propaganda nazista ebbe un effetto micidiale in Bulgaria. Paradossalmente molti iniziarono a chiedersi perché gli ebrei venivano considerati dei nemici pericolosi, a cercare la ragione - di certo ce n'era una - per cui nel resto d'Europa si era scatenata una simile "campagna d'odio".


Il dubbio, l'indifferenza, l'opportunismo politico spianarono la via alla promulgazione delle leggi razziali in Bulgaria. Nella storia straordinaria di Peshev - e in tante piccole storie comuni dopo la sua - c'è il 'riscatto morale' di un Paese che era tornato ad essere 'rifugio', meta prediletta di molti israeliani. Fino a ieri. 


Per approfondimenti su Dimitar Peshev visita anche www.peshev.org




 

19 luglio 2012

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