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Il veto della Cina e della Russia sulla Siria

eredità del totalitarismo comunista?


Gli sforzi diplomatici del Consiglio di Sicurezza dell'ONU per ridurre a più miti consigli il dittatore siriano Assad hanno ricevuto un durissimo colpo giovedì, quando Mosca e Pechino hanno posto il veto su una proposta britannica di imporre sanzioni a Damasco se non avesse ottemperato a un piano di pace. 

È la terza volta che Russia e Cina usufruiscono del loro diritto di veto in seno al Consiglio in merito alla tragedia siriana. L'ambasciatore inglese Sir Mark Lyall Grant si è detto "disgustato dalla decisione" dei due Paesi, e il Ministro degli esteri di Sua Maestà William Hague ha aggiunto che tale posizione è "inescusabile e indifendibile" e i governi autoritari di Mosca e Pechino hanno "voltato le spalle al popolo siriano nella sua ora più buia". 


Anche per l'ambasciatrice USA Susan E. Rice si è trattato di una "giornata nera". Perché dunque Russia e Cina appaiono solamente intente a evitare un intervento come quello che portò alla caduta di Gheddafi in Libia? Assad continua a ignorare il piano di pace che aveva ufficialmente accettato tre mesi fa. 


Viene da pensare che si tratti della vecchia realpolitik dei tempi della Guerra Fredda, quando i regimi comunisti, a onta di ogni credo internazionalista professato con i propri sudditi, difendevano pervicacemente la non ingerenza negli affari interni di chi violasse i diritti umani, accusando le democrazie occidentali di "imperialismo". Inoltre le potenze comuniste compirono e difesero numerose violazioni del diritto internazionale, per esempio invadendo il Tibet e l'Afghanistan. 


La lezione del gulag e del laogai non è quindi servita. Stavolta il colpo inferto all'ONU già bisognosa di riforme e di un rilancio della credibilità potrebbe essere fatale. 

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