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E' l'anno di Janusz Korczak?

tre nuovi libri sul celebre educatore polacco


Haaretz dedica un reportage alla figura di Janusz Korczak, il pedagogo polacco che seguì i suoi piccoli allievi fin nelle camere a gas dei lager nazisti. Quest'anno sono usciti in Israele tre libri dedicati all'educatore, che svolse la sua attività per 40 anni prima di seguire il destino del popolo ebraico ad Auschwitz. 

In primo luogo è uscita la traduzione in ebraico di King Matt the First, un suo libro per l'infanzia. Il traduttore, Uri Orlev, spiega che Korczak oltre ad averlo colpito da bambino per i suoi testi, l'aveva affascinato perché era stato il docente del suo maestro. Sempre per sottolineare che la sua opera va al di là dell'epoca nazista, il linguista spiega: "Korczak operava in un'epoca in cui si usavano metodi correttivi come le frustate, per i bambini. Lui si oppose fermamente a queste pratiche e in generale contro l'autoritarismo della società adulta. 


Fu tra l'altro l'autore di una Dichiarazione dei diritti del bambino per la quale l'infante ha diritto all'amore, al rispetto, a fare errori, a vivere nel presente, a essere se stesso o se stessa, a essere bocciato, a protestare contro un'ingiustizia, a essere apprezzato per com'è e ad avere dei segreti. Tutto questo nel 1924". 


Negli abissi della storia


Anche il filosofo Moshe Shner, che al pedagogo polacco ha dedicato il libro Janusz Korczak and Itzhak Katznelson - Two Educators in the Abysses of History, concorda che non si possa ricordare  questo Giusto fra le nazioni solo per il suo sacrificio durante la Shoah. "Era di origini ebraiche, ma mancava di tratti ebraici. Non parlava né l'ebraico né lo yiddisch, nonostante sapesse molte lingue". 


Il libro, sempre di quest'anno, The Child is a Person: Janusz Korczak's Educational Thought, di Marc Silverman, chiarisce infine che il medico ed educatore polacco scelse di seguire i bambini nelle camere a gas come supremo atto di ribellione di un uomo che aveva dedicato la sua vita al principio per cui ai bambini non dev'essere imposto nulla contro il loro consenso. 


"Korczak fece fino in fondo ciò che predicava", e proprio per questo, purtroppo, non si riesce troppo spesso a disgiungere la sua figura scientifica dalla sua figura di Giusto sempre intento a difendere la dignità umana. 


30 luglio 2012

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Difesa della dignità umana

contro le derive totalitarie

In Protesi, della raccolta I racconti di Kolyma, Varlam Shalamov fa dire al protagonista, detenuto nel gulag, rivolto ai carnefici che volevano spogliarlo di tutto: "No, l'anima non ve la do!".In questa frase è racchiusa l'essenza dei Giusti: coloro che rifiutano di "vendere l'anima" nelle situazioni estreme, pur con la paura di passare nel campo delle vittime o di non avere più scampo, di fronte alle persecuzioni, all'odio, alle discriminazioni.
La difesa della dignità umana risulta così innanzitutto difesa di se stessi, della propria integrità morale, anche nel momento in cui si soccorre un altro essere umano. Per questo possiamo affermare che è giusto il gesto di chi salvaguarda la dignità delle vittime e insieme la propria umanità. Parafrasando la celebre frase del Talmud: "Chi salva una vita salva il mondo intero", possiamo dire che "salva il mondo intero chi salva se stesso", non difendendo la propria vita, ma l'anima, in ascolto della voce autentica della coscienza
Nel gulag raramente si poteva compiere un gesto di soccorso verso un altro prigioniero, ma ogni giorno si poteva cercare di opporsi al processo di disumanizzazione messo lucidamente in moto dal meccanismo perverso del campo di lavoro.

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Approfondimento

L'esperienza storica del totalitarismo sovietico: i Giusti dentro e fuori dal GULag

Documento del Comitato Foresta dei Giusti-Gariwo su "Giusti e GULag"

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