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Rwanda, prete cattolico accusato di genocidio

vive in Vaticano


Lavora come receptionist al Vaticano il prete cattolico rwandese colpito da un mandato di cattura internazionale con l'accusa di genocidio e crimini contro l'umanità. Di etnia hutu, il 63enne Jean Baptiste Rutihunza, nell'anno dello sterminio dei Tutsi, era responsabile a Gatara del Centro Fratelli della Carità, una struttura per bambini con disabilità motorie.

Sono moltissime le testimonianze che indicano Rutihunza come uno degli organizzatori del massacro e autore di molte liste di proscrizione. Scrive Daniele Mastrogiacomo su Repubblica:

Assieme a Cèlestin Ugirashebuja, ex sindaco di Kigoma, un comune dello stesso distretto, avrebbe indicato i bambini disabili di origine tutsi ai gruppi paramilitari che vagavano per il Paese in preda a un delirio di odio etnico. Le indagini avviate dal Tribunale internazionale di Arusha, che sotto l'egida dell'Onu cerca di fare giustizia di un massacro solo in parte riparato, hanno accertato che a Gatara sono morti 4.338 bambini. Tutti sono stati poi sepolti in una fossa comune che è stata scoperta successivamente.

A chiedere la cattura di Rutihunza è adesso la Procura di Kigali, che ha assunto il caso e agisce indipendentemente da Arusha.  Il Vaticano non può certo ignorare un mandato di cattura internazionale, ma tutto si deve ancora decidere:

Il caso approderà ora alla Corte d'appello di Roma che si pronuncerà sull'estradizione. Ci sarà, eventualmente, la possibilità di un ricorso in Cassazione. Ma se entrambe accoglieranno la richiesta di Kigali l'ultima parola spetterà alla presidenza del Consiglio. E a quel punto la vicenda diventerà politica.

27 settembre 2012

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Dal 6 aprile al 16 luglio 1994 si compie in Rwanda, piccolo Stato dell’Africa centrale, nella regione dei Grandi Laghi, il genocidio dei tutsi e degli hutu moderati per mano degli ultrà dell’Hutu Power e dei membri dell’Akazu.
La regione Rwanda-Burundi, esplorata a fine ‘800 dai tedeschi, viene affidata con mandato della Società delle Nazioni, nel 1924, al Belgio. Forti delle teorie fisiognomiche ottocentesche, i belgi si appoggiano, nello sfruttamento coloniale, all’etnia tutsi, che si era conquistata la corona intorno al XVI secolo, unificando il Paese e instaurando un regime monarchico di tipo feudale, sottomettendo gli hutu e i twa. Nel 1933 i belgi inseriranno l’etnia di appartenenza (hutu e tutsi)  sui documenti di identità ruandesi.

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