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Il coraggio dei giudici marocchini

inedita manifestazione dei magistrati onesti


In Marocco l'indipendenza del sistema giudiziario è un argomento molto delicato. Con 5.000 dollari ci si può comprare una sentenza civile, mentre i casi del penale, anche quelli estremi dove le accuse sono di terrorismo, si aggiustano in un senso o nell'altro con una telefonata a un politico. 

Lo spiega il New York Times, che ha raccontato di un'inedita protesta: il Club dei Giudici, un organismo ufficialmente vietato, ma tollerato, formato da un manipolo di magistrati stufi della corruzione, ha dato vita a un sit-in di fronte alla Corte Suprema a Rabat il 6 ottobre. 


Del tema si è occupato anche un partito islamista, il Partito per la giustizia e lo sviluppo, ma i manifestanti garantiscono: "La questione riguarda tutti i cittadini del Marocco". 

9 ottobre 2012

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Coraggio civile

la forza della dignità umana

In ogni parte del mondo si sono verificate ed esistono tuttora situazioni estreme di violazione dei diritti umani, di persecuzione e di negazione della libertà. Chi trova il coraggio di opporsi, di salvaguardare la propria integrità morale, di affermare il dovere della verità, di denunciare i crimini contro l'Umanità e di battersi per difendere i valori fondanti della convivenza civile, può essere definito Giusto. 
Giornalisti come Sihem Bensedrine in Tunisia e scrittori come Gao Xingjian in Cina, diplomatici come Enrico Calamai in Argentina e artisti come Sunila Abeysekera nello Sri Lanka, studenti come Bo Kyi in Birmania e attivisti, leader sindacali o politici come Maria Elena Moyano in Perù, Guillermo Chen in Guatemala, Fannie Lou Hamer negli Stati Uniti, scienziati, avvocati, medici, intellettuali come Vassili Nesterenko in Bielorussia, Sylvie Maunga Mbanga in Congo, Halima Bashir in Darfur, Hashem Aghajari in Iran. 
Senza dimenticare le figure femminili in prima fila nella difesa dei diritti delle donne calpestati in molte parti del mondo, come Betty Makoni nello Zimbawe, Hawa Aden Mohamed in Somalia,  Khalida Toumi Messaoudi in Algeria,  Lydia Chaco in Messico.
Così come i nomi più noti nella difesa dei diritti umani e civili come Nelson Mandela in Sudafrica, Aung San Suu Kyi in Birmania, Anna Politkovskaja in Russia, Orhan Pamuk in Turchia, Natasha Kandic in Serbia e Svetlana Broz in Bosnia, Ayaan Hirsi Ali dalla Somalia, le madri di Plaza de Mayo in Argentina. 

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La storia

Fatima Mernissi

scrittrice, docente di sociologia all’Università Mohammed V di Rabat, Marocco