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20 anni di prigione a giornalista in Cambogia

ha fondato una radio libera


Venti anni di prigione a Mam Sonando, 71 anni, reo di avere dato vita a un'emittente dove secondo il giornale francese Le Monde "trattava i temi sociopolitici sensibili", tra cui le rivolte dei contadini contro gli espropri delle terre. 

L'uomo era stato arrestato il 15 luglio con l'accusa di avere sobillato addirittura la secessione della sua regione e "incitato alla sovversione". Oggi la pesante condanna, che il Presidente del Centro cambogiano per i diritti dell'uomo Ou Virak considera "politicamente motivata".


Il parere è condiviso anche da Amnesty, che ha incluso Sonando tra i prigionieri di coscienza e ha descritto la sentenza della corte cambogiana come "assolutamente scandalosa" e "comminata a Mam per conculcare la sua libertà d'espressione". 


 

15 ottobre 2012

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Libertà di espressione

contro il pensiero unico

La libertà di espressione è tra i diritti umani fondamentali la prima a essere colpita dai regimi autoritari, con gradazioni sempre maggiori man mano che ci si avvicina al prototipo della società totalitaria. La censura impone il bavaglio alla stampa e viene impedito ai giornalisti di fare il proprio mestiere, riducendoli a semplice cassa di risonanza del governo. Anche le altre libere manifestazioni del pensiero sono sotto attacco, nessuno viene risparmiato: gli intellettuali, gli scrittori, i registi... persino le arti figurative vengono strettamente controllate. La repressione colpisce duramente tutte le forme di autonomia dell'individuo, in primo luogo le opinioni, le idee personali, che rappresentano la maggior minaccia per chi vuole imporre "il pensiero unico".
Nell'Italia fascista, nella Germania nazista e nella Russia sovietica, nella Cina maoista e nei regimi dittatoriali dell'America Latina, così come nelle moderne teocrazie e nuove autocrazie, i libri scomodi venivano messi all'indice, fino ai roghi nelle piazze,  e gli storici, scienziati, accademici, artisti non allineati costretti all'esilio o rinchiusi in carcere.
Il totalitarismo entrava nelle case e imponeva il proprio controllo all'interno della famiglia, dove dominava la paura di essere traditi persino dalle persone più care. Si innescava così un meccanismo di autocensura: per sopravvivere si preferiva rinunciare non solo a esprimere le proprie idee, ma anche a ... pensarle. Non restava che omologarsi alla dottrina espressa dal leader al potere.
Chi cerca di resistere, di mantenere la propria individualità e libertà interiore, perde tutto, ma la sua autonomia, sommata alla resistenza di tanti altri nelle stesse condizioni, mina alle fondamenta un regime dittatoriale, fino al suo crollo finale.

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