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Ricordando Perlasca e Wallenberg

convegno scientifico a Padova


Convegno scientifico
Università degli Studi di Padova
25-26 ottobre 2012
Sala Livio Paladin, Via del Municipio 1
Museo dell’Internamento, Viale dell'Internato Ignoto 24


A cent'anni dalla nascita di Raoul Wallenberg e a venti dalla scomparsa di Giorgio Perlasca, l'Università degli Studi di Padova organizza un convegno scientifico dedicato ai due Giusti tra le Nazioni.  

In tre sessioni, tra il 25 e il 26 ottobre, giornalisti, studiosi e scrittori si incontrano per riflettere sulle tragiche esperienze del 'secolo breve', attraverso le vicende di Perlasca e Wallenberg.

Al convegno, patrocinato da Comune e Provincia di Padova e dalle Ambasciate di Ungheria, Israele e Svezia, intervengono Francesco Guida, direttore del CISUECO (Centro Interuniversitario di Studi Ungheresi e sull’Europa Centro-Orientale), Francesco Berti e Cinzia Franchi dell'Università di Padova, lo scrittore svedese Georg Sessler, lo scrittore Gabriele Nissim e molti altri studiosi e docenti universitari.
Vedi il programma dettagliato nel box approfondimenti

L'appuntamento segue di pochi giorni la piantumazione degli alberi in onore dei nuovi giusti al Giardino dei Giusti di Padova. Tra le figure onorate quest'anno, anche due Giusti per il genocidio armeno: l'avvocato beduino Fayez El Ghossein e l'editore e intellettuale turco Ragip Zarakoglu, quest'ultimo presente alla cerimonia con il Console onorario d'Armenia in Italia Pietro Kuciukian e il professore Boghos Levon Zekiyan dell'Università Ca’Foscari di Venezia.
 

23 ottobre 2012

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Soccorritori

chi salva una vita salva il mondo intero

Nel Memoriale di Yad Vashem, a Gerusalemme, il Giardino dei Giusti ricorda chi cercò di salvare gli ebrei durante la Shoah, chi li nascose, chi li aiutò a espatriare con documenti falsi, chi li sfamò o diede loro un lavoro, chi, vedendoli soffrire, li soccorse in qualche modo invece di rimanere indifferente.Nel Muro della Memoria di Yerevan le lapidi ricordano i soccorritori degli armeni durante il genocidio del 1915, coloro che cercarono di fermare i massacri, che si rifiutarono di obbedire agli ordini, che diedero rifugio ai bambini, che denunciarono al mondo lo sterminio che stava avvenendo sotto i loro occhi impotenti.
Nel 1994 in Rwanda alcuni tutsi, braccati dalle milizie interahamwe, furono protetti da vicini di casa, amici -, a volte anche estranei - dell'etnia hutu, che si erano rifiutati di partecipare alla "caccia all'uomo" con il macete organizzata da altri hutu per sterminare la minoranza tutsi nel Paese.
Negli stessi anni in Bosnia la pulizia etnica colpiva migliaia di vittime innocenti e chi riuscì a sfuggire ai massacri fu aiutato nel medesimo modo, da vicini di casa, compagni di scuola, amici, o sconosciuti, di altre etnie.
Ancora oggi, in molte parti del mondo, questi soccorritori rischiano la vita, a volte la perdono nel portare aiuto alle vittime, divenendo vittime essi stessi. Altre volte perdono il lavoro, il benessere, il riconoscimento sociale, o vengono imprigionati, torturati, emarginati. In ogni caso, ancor prima di iniziare, sanno di correre un pericolo, ma preferiscono rischiare piuttosto che convivere con il peso del rimorso per essere rimasti indifferenti. Con la loro azione ogni volta "salvano il mondo intero", come recita il Talmud.

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