Potenza e miseria del regime sovietico
Antonio Carioti presenta tre libri sul gulag
Tre importanti volumi arricchiscono la conoscenza sui campi di lavoro sovietici. Ne parla il giornalista del Corriere Antonio Carioti sull'inserto La Lettura del 28 ottobre.
Il primo è La vita privata degli oggetti sovietici di Gian Piero Piretto (Sironi), "dotato di uno straordinario apparato iconografico" che attesta la vita quotidiana degli anni della prima destalinizzazione, con la mediocrità che si sostituisce alla repressione cruenta, le privazioni materiali all'immagine "epica e oleografica che il regime dell'URSS cercava di trasmettere all'esterno". Si esplora così il contrasto tra l'orgoglio per la vittoria sui nazisti o la conquista dello spazio e "la qualità scadente dell'industria conserviera o l'onnipresenza degli scarafaggi negli edifici sovietici".
Segue il Diario di un Guardiano del Gulag di Ivan Cjstiakov, con la prefazione del Prof. Marcello Flores. Il testo è la "testimonianza pressoché unica di un uomo che vestiva l'uniforme dei carnefici, ma in sostanza era vittima egli stesso di un contesto intollerabile per qualsiasi persona in grado di provare compassione". Cjstiakov fu sorvegliante del lager di Bamlag, dove i forzati lavoravano al raddoppio della ferrovia Bajkal Amur, ai confini con la Cina. Venne arrestato a sua volta nel 1937 e morì al fronte quattro anni dopo, combattendo contro i tedeschi.
Infine Carioti segnala 1917. La Russia verso l'abisso di Ettore Cinnella (Della Porta), che "depura gli eventi rivoluzionari di ogni alone romantico per mostrarne la sostanza di una immensa catastrofe sociale, dalla quale il partito di Lenin uscì vittorioso spingendo il Paese 'verso l'imbarbarimento economico e politico'".
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29 ottobre 2012
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GULag
i lager sovietici
Nel 1918, con l’inizio della guerra civile, fu creata una vasta rete di campi di concentramento per gli oppositori politici della neonata Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche (URSS). Nel 1919 venne creata la sezione lavori forzati. Il lavoro coatto era previsto come mezzo di redenzione sociale dalla stessa costituzione sovietica. Oltre alla funzione economica e punitiva, alcuni lager ebbero anche la funzione di eliminazione fisica dei deportati.












